Sono rimasto in contatto con Qasim, giovane pastore pakistano pieno di gioia, che mi manda video delle pecore al pascolo mentre sono in ufficio, facendomi sognare una vita più vera, a contatto con gli animali e la natura.
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La mia prima estate sulla sierra
Sono rimasto in contatto con Qasim, giovane pastore pakistano pieno di gioia, che mi manda video delle pecore al pascolo mentre sono in ufficio, facendomi sognare una vita più vera, a contatto con gli animali e la natura.
Fai come faresti - un’estate a Viareggio
Anni fa, io e Ciccio andavamo a cena alla pescheria L’Acciuga, in piazza del mercato. Attorno ai tavoli di plastica era sempre festa: al bar di fronte facevano il karaoke e la star indiscussa era Ottone Zero, che imitava alla perfezione Renato, tra abiti glam, mimica e parrucca corvina. Lì avevamo fatto amicizia con Roberto, uomo di mezza età , malinconico e un po’ avvinazzato. Non lavorava, viveva con la madre e diceva di non essere mai uscito da Viareggio. Nominava Pessoa e sembrava averlo letto davvero, perché diceva che gli bastava guardare il mare all’orizzonte per immaginare tutti i viaggi possibili. Gli davo ragione: se avessi dovuto scegliere un luogo da non lasciare mai, avrei scelto Viareggio.
Anche quest’anno, a partire da maggio ho iniziato a frequentare le spiagge libere oltre la Darsena: la Macchia Lucchese e la Lecciona. Ai margini della Viareggio del turismo balneare, sono i posti in cui mi sento a casa.
Parcheggio allo stadio e mi incammino tra i gatti della colonia felina, i murales e i camper stanziali. Prendo la strada sterrata che attraversa la pineta — d’estate un muro di cicale, ad agosto piena di more. A un certo punto lo scenario cambia: i pini lasciano spazio alle dune, il cielo appare immenso e, dopo qualche passo ancora, spunta il mare, magnifico e scintillante.
Resto sulla spiaggia fino a sera: leggo, mi appisolo, faccio il bagno - il tempo scorre lento. Quando arriva il tramonto tiro fuori la cena portata da casa. Mangio e ogni volta mi incanto a guardare il promontorio di Montemarcello e le Apuane ferite: tutto prende colore. Poi con calma rientro verso il parcheggio, non più dalla pineta ma dalla strada lungomare. I locali, alcuni un po’ pacchiani, prendono vita; altri, silenziosi, sono clamorosamente abbandonati.
Se dovessi fare come farei, non farei che così.
Una passeggiata a Bologna
Allora c'è uno che mi ha chiesto: "Cosa siamo venuti a vedere qui?"
Saluti dalla Tuscia
Partendo da Viterbo, dove sono arrivato la sera della Mini Macchina di Santa Rosa, ho viaggiato in bici per cinque giorni nella Tuscia del sud, scendendo al lago di Bracciano per poi risalire.
Una regione viva, poco battuta dal turismo di massa e per questo autentica. Bella e arcaica, malinconica e popolare, dolce e feroce.
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