La galleria McZee di Montecassiano (MC) ospita fino all'11 ottobre 2026 la mostra fotografica
Nel punto dove tutto si raccoglie, mio omaggio alla poesia di Pietro Polverini e ai Monti Sibillini.
Condivido qui alcune foto e il testo con cui sono state pubblicate per la prima volta su Nazione Indiana.
Nel punto dove tutto si raccoglie
Le mie vacanze sui Sibillini leggendo Pietro Polverini Pubblicato su Nazione Indiana, 2 aprile 2026
Com’è piccola qui la vita
e come grande è il nulla.
Il cielo, stanco della luce,
ha dato tutto alla neve.
R. Walser
Questa raccolta di fotografie è il frutto di due anni di intensa frequentazione dei monti Sibillini, iniziata
a gennaio 2024, quando è tornata abitabile la casa dei miei nonni materni, danneggiata dal terremoto
del 2016. Si trova a San Martino, un piccolo paese nel comune di Fiastra, ed è un luogo a cui sono
molto legato, dove ho passato tutte le estati della mia infanzia.
Da allora ho ripreso ad andarci molto spesso, per il piacere di passare le giornate in solitudine, diviso
fra l’esplorazione dei monti, concreta e fisica, e l’immersione più sfuggente e onirica nei ricordi, in un
paese silenzioso, abitato da presenze fantasmatiche. Coinvolto in queste peregrinazioni, per uno di
quei casi forse necessari, ho conosciuto Pietro Polverini.
Un giorno al lago ho sentito alcune persone che ne parlavano. Un giovane poeta, della famiglia
Polverini che ha il ristorante dove vado spesso anch’io, prematuramente scomparso: possibile?
Appena ho iniziato a sfogliare Indice sommario di sbiadimento mi sono reso conto che non solo era
vero che dalla piccola, remota Fiastra venisse un poeta, ma che ciò che scriveva mi era prezioso
proprio per quello che stavo vivendo lì.
Mi sono immerso nelle poesie sulle panchine dei giardinetti di San Martino, imparando a memoria
quelle che più mi colpivano. Le ripetevo poi nelle mie camminate, con il fervore di chi ha trovato, per
usare le sue parole, il “chiarore di una stella nuova”. Parlano di ritorni col pensiero ad anime che
poco importa se siano vive o morte, di punti in cui la memoria si raccoglie e subito si perde, e in cui si
era tutto: come non sentirle mie in quel luogo? Ma, dice anche Polverini, “la parola è rima sulla terra”,
e assumono senso poetico il sole, la nebbia, il gelo, la selva, la neve: come non ritrovarvi un’affinità
con ciò che vivevo ogni giorno sui monti Sibillini?
Leggendo Polverini ho poi riconosciuto nel mio tornare a San Martino il desiderio di abitare lo
sbiadimento delle nostre vite là dove, essendo più crudo, dischiude spiragli di autenticità: tornare lì,
dove tutto sembra essere già accaduto, per affermare una “voglia scarnificata di me nel mondo”, o
cercando “una mente buia d’inverno”, e, soprattutto, restando “seguaci dell’ultima stagione corporea”.
Affidandomi ancora alle sue parole, vedo in questa mia forma di fedeltà una via interiore praticabile:
Ad una certa densità di buio
occorre innalzare stele di destino,
osservanza che non si ribella.
Pubblico queste fotografie in occasione dell’uscita di La nostra villeggiatura celeste. Porterò Polverini
con me a San Martino durante le mie vacanze invernali, e leggerò le sue poesie contemplando i
Sibillini innevati.
Chi va in vacanza spera sempre
di non tornare, di vedere la pelle
sciogliersi in una lingua di cloro.
Mancare è una veste chiara,
un altare infuso in acqua
un chiodo da cui cominciare.



















